Yoga e d’intorni…………………

LA MEDITAZIONE NON E’ QUELLO CHE PENSI……….

Meditazione, Yoga e….

In passato si riteneva che la meditazione fosse praticata in ambienti isolati da gruppi ai margini della società, come le sette, i guru o gli hippies e santoni vari. Tuttavia oggi puoi trovare libri sulla meditazione ovunque, dalla libreria al supermercato come nelle palestre o nelle chiese. Viene insegnata ovunque e praticata dal manager alla casalinga ed è divenuta parte integrante nella formazione dei terapeuti, siano essi psicologi, psichiatri, assistenti sociali e giù giù fino alle maestranze più umili. La meditazione così come le varie discipline Yoga, non sono lauree o corsi para universitari per accademici. Sebbene ciò sia utile alla collettività non tutto quello che viene chiamato meditazione è davvero tale, sfogliando le riviste del benessere troverai articoli su pratiche di meditazione che usano oli essenziali, colori, fango, sassi etc, altri useranno meditazione culinaria oppure suoni, faranno uso di danza meditativa, mediteranno con il cane, il gatto, il canarino e così via. Chiamare questi esercizi “meditazione” non li rende più elevati semmai questa fosse l’intenzione così come elevare chi li insegna allo stato di guru solo perché si è fatto un viaggio in India di 6 mesi o viceversa ha appreso dal santone di turno o presunto tale come conoscere se stesso. Tuttavia tale diffusione come spesso funziona con le mode ha portato a un’inflazione di significati e una sostanziale confusione terminologica.

Il termine “meditazione” infatti ha due accezioni fondamentali: la prima è il metodo o la tecnica di meditare;la seconda è lo stato meditativo, cioè l’essere in meditazione. Tradizionalmente chiamiamo meditazione una pratica in cui la coscienza sta in primo piano. Non importa cosa fai, ne se hai gli occhi chiusi o aperti, se sei fermo o ti muovi, se emetti un suono o ti guardi in giro. Durante la meditazione l’attività che si sta svolgendo diventa secondaria, mentre è dominante la presa di coscienza di ciò che c’è. Questo è l’elemento che la distingue da ogni altro esercizio.

Imparare a meditare o a fare Yoga da altri significa condividere le proprie esperienze del qui e adesso con altre persone. Sebbene frequentare persone che hanno una certa “esperienza di vita”, meglio direi vissuto, nello Yoga sia importante, non è garanzia di successo e tanto meno di qualità..! Non perchè sono vestito da santone, piuttosto perchè ho una folta libreria, tengo corsi, seminari, vendo il “prodotto Yoga” stile libreria alternativa, significa che elevo la coscienza di chi mi frequenta allo stato di iniziato. Spesso invece si paga a caro prezzo ciò che la natura offre a tutti in maniera spontanea. Sei alla ricerca della spiritualità ? Compra libri e leggili da solo con il tuo libero arbitrio, frequenta persone che abbiano la tua stessa sete di conoscenza, ma soprattutto diffida dai : GURU, SANTONI, ASCETI, MAESTRI, RABBI, O PSEUDO GUIDE CHE DIR SI VOGLIA! 

La meditazione non è una tecnica di rilassamento. Molti praticano la meditazione per rilassarsi o per allentare lo stress e sebbene sono valide ragioni la meditazione non è fatta per questo. Per rilassarsi è meglio usare training autogeno, stretching, danza o fare sport.

La meditazione non è un surrogato della pausa che si fa tra un’attività e l’altra e non è nemmeno il rifugio sicuro che ci tutela dagli eventi della vita e ci permette di stare comodamente sulla riva del fiume in disparte. Ne possiamo estraniarci praticandola, dalle emozioni e dalle relazioni problematiche. Meditare non porta a un’esistenza più tranquilla ma semmai a vivere più intensamente tutti i momenti della vita, quelli difficili come quelli felici. Meditare non serve per cambiare perché se è vero che chi inizia a meditare spera di diventare più sereno, pacifico, compassionevole, disciplinato, spirituale, mistico, in altre parole migliore sperimenterà una grande delusione perché solo in parte otterrà questi risultati. La pratica meditativa porta in effetti serenità ma non è questo il suo obbiettivo bensì è un’effetto collaterale che si produce quando,dopo aver visto in faccia tutti i propri conflitti interiori ci si accetta,ovvero si accetta la propria umanità, quindi ci si ritrova e si ha una sensazione di conforto e pace.

La meditazione non è una tecnica e come tale è difficile insegnarla in un corso, men che meno in una palestra e seppur metodica non applica una prassi per arrivare a un risultato specifico. Al contrario meditare toglie di mezzo tutte le tecniche, i propositi,gli obbiettivi e gli strumenti per raggiungerli, eliminando addirittura il concetto “io sto facendo questa pratica” o “ mi stanno insegnando questa pratica”. Si può dire quindi che meditare è una forma estremamente personale di stare con se stessi che non ha bisogno di guru o di illuminati di ogni sorta o pseudo tali. Se vuoi arrivare all’illuminazione chiama l’elettricista.

Un’ultimo mito da sfatare:la meditazione non porta all’illuminazione, Edison sì. Ci aiuta a diventare più consapevoli, certo, ma non illuminati. Lo stesso termine “illuminazione” è improprio, poiché nell’immaginario popolare rimanda all’idea, sbagliata, di una persona circondata da un costante bagliore, che sorride sempre come un ebete,si nutre di luce e amore, dialoga con le divinità tutto il giorno e in qualche modo non appartiene più alla specie umana. Invece anche gli illuminati hanno un carattere difensivo e conoscono momenti di dolore, sconforto e crisi, ma la loro coscienza è in grado di ricomporsi più velocemente quindi è in grado di somatizzare la sofferenza in maniera più rapida.

Il concetto di illuminazione a parte le lampadine, è un concetto occidentale perché in oriente è un termine sconosciuto e non compare in nessuna disciplina asiatica della consapevolezza. Semmai proviene dal pensiero occidente e rimanda all’ispirazione, al lampo di genio,alla comprensione più profonda. In Asia non si conosce questo concetto, si parla semplicemente di coscienza chiara, cioè limpida,o limpido pensiero, cioè coscienza attiva,cioè del “io qua ora” in un eterno equilibrio tra lo yin e lo yang. Come si vede quindi il guru meditabondo e illuminato per cui tutti intraprendono lunghi e faticosi viaggi mistici in India è un’invenzione tipica del supermercato americano prodotto dalla subcultura cannaiola hippies anni 60.

Concludendo:

“Qual’è il mio prossimo compito maestro?”

il maestro rispose:

“ Tu ti trovi in una scuola. Perché non ti attieni al programma didattico? Avevi deciso di una nascita come uomo. Ora ti impegni assiduamente a diventare santo. Perché non cerchi semplicemente di essere umano?”

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